Coccole e fiabe sonore, intervista alla musicoterapeuta

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Coccole e fiabe sonore, intervista alla musicoterapeuta

musica fin da piccoli

Abbiamo intervistato la musicoterapeuta Brigitta Espinoza, un’esperta di laboratori musicali per l’infanzia  attraverso le metodologie della Music Learning Theory (Gordon/Audiation) e dell’Orff-Schulwerk, specializzata inoltre in musicoterapia. Lavora anche con adulti, bambini e ragazzi con bisogni specifici.

Le abbiamo girato una serie di domande che di solito i genitori fanno in vista di un corso di musica per bambini, come quello Coccole e fiabe sonore  in programma a La Corte delle famiglie

  1. il mio bambino è troppo piccolo per fare musica?

Per ogni essere umano il periodo che va da 0 a 18 mesi è il periodo in cui apprende maggiormente. Se pensiamo che il bambino inizia a parlare intorno all’anno potremmo chiederci: “Avrebbe cominciato a parlare se per i primi mesi della sua vita non avesse ascoltato qualcuno intorno a lui parlare?”

La stessa domanda potremmo porcela rispetto alla  musica: come possiamo chiedere ad un bambino di essere intonato o di muoversi a tempo se non lo esponiamo da subito al mondo musicale? Per capirci, un bambino che non ha la fortuna di avvicinarsi da subito alla musica potrebbe incontrare le stesse difficoltà che un adulto incontra imparando una lingua straniera.

Nessuno ci vieta di avvicinare alla musica i nostri figli ad un’età più avanzata, ma facendolo da subito favoriamo un apprendimento più spontaneo così come spontaneo è iniziare a parlare.

  1. Se partecipo a queste lezioni mio figlio sarà sicuramente un bambino intonato?

Le ricerche del professor Gordon hanno dimostrato scientificamente che l’attitudine musicale è un fattore innato nell’essere umano: tutti la possiedono, al momento della nascita (chi alta, chi media e chi bassa: così è per tutte le attitudini artistiche) ma ognuno di noi la possiede. Ne deriva che tutti hanno la possibilità di fare musica: scopo di questi corsi non è creare dei piccoli geni musicali, ma fornire le basi per comprendere la musica nel suo significato più profondo e più utile all’animo umano anche al pubblico che poi l’ascolterà.

  1. Perché nella fascia 0-6 anni lavoriamo ancora senza strumenti musicali?

In verità, si utilizza uno strumento: la voce. La voce è l’unico strumento che possiede anche il bambino: lo possiede internamente, lo esplora. Un bambino piccolo (vale anche dai 3 anni in su) non avrebbe le capacità fisiche per suonare uno strumento, quindi si utilizza uno che è proprio, e che anche gli adulti possono esplorare con lui

4.  Perchè non si usano le parole? E perchè sospendere completamente il linguaggio a lezione?

Durante gli incontri si utilizzano canti melodici e ritmici senza parole, cantati dalle voci di insegnanti e genitori con sillabe neutre come PAM o BAM. Questo perchè il linguaggio è predominante nella vita del bambino, sotto ogni aspetto: se utilizzassimo le parole, si concentrerebbe solo sul linguaggio, e cesserebbe il fine, che è invece l’aspetto musicale. In questo modo il bambino si concentra sulla musica, approfondisce ogni aspetto e sperimenta. Inoltre, l’utilizzo di sillabe come Pam o Bam, favoriscono la scoperta per il bambino della propria voce “cantata”: il bambino piccolo non ha la stessa conformazione interna dei muscoli vocali di un adulto, e nemmeno la stessa estensione. Le sillabe PAM e BAM favoriscono un corretto utilizzo della voce, nel rispetto della struttura fisica del bambino

  1. Perchè i canti vengono eseguiti in tutti i modi e tutti i metri musicali? E cosa sono quelle “notine” che sentiamo ogni tanto fare dall’insegnante ad ogni bambino? ?

I canti melodici e ritmici senza parole hanno le caratteristiche di: brevità, complessità, varietà e ripetizione.

Brevità, nel senso di afferrabilità: il bambino deve essere in grado di afferrare l’identità del brano proposto; complessità: non nel senso di complicatezza, ma di offerta di risoluzioni tonali diversificate; varietà: di modi e di metri, perchè è stato dimostrato che il bambino apprende maggiormente su una varietà di proposte (es: distingue meglio i colori se li conosce tutti, non se conosce, ad esempio, solo il rosso); ripetizione: perchè il bambino possa sviluppare una famigliarità con i canti, e stabilire dei “contesti”. Le notine che l’insegnante propone ai bambini, come in un dialogo, al termine dei canti, sono invece i “contenuti”: si definiscono pattern, insiemi di note organizzate entro un contesto (ed elaborate secondo i criteri della MLT).

  1. Perché ci sono momenti di silenzio?

Il silenzio è importantissimo se vogliamo che il bambino riesca ad interiorizzare ed ad assimilare ciò che ha ascoltato. Il silenzio è essenziale per lasciare che l’Audiation si attivi: nel silenzio, qualcosa nasce, e il bambino ha il tempo di elaborare il suo pensiero musicale (silenzio che nella nostra società è così poco abituato ad avere intorno).  Il bambino rielabora la musica che ha appena ascoltato, quindi il silenzio è importante quanto la musica.

  1. Perché cantiamo canzoni complesse musicalmente, canti ritmici e melodie senza parole al posto di brani  facili da imparare per il bambino?

L’obiettivo non è imparare le canzoni, ma esporre il bambino ad una varietà di proposte musicali. I bambini apprendono per discriminazione, cioè capiscono che cos’è una cosa quando ne comprendono la differenza rispetto ad un’altra. Più diamo al bambino la possibilità di ascoltare musica varia, più saprà riconoscere e dare un senso alle cose. La complessità dei canti va intesa come ricchezza e non come difficoltà.

Se cantassimo brani con il testo i bambini, anche se molto piccoli, si potrebbero concentrare su alcuni immagini suggerite dalle parole. Ad esempio, se cantassimo “la macchina rossa dove va…” il bambino si concentrerebbe sulle immagini che le parole “macchinina” e “rossa”  suscitano in lui. Essendo questa un’attività di educazione musicale che si svolge una volta alla settimana, cerchiamo di offrire al bambino la possibilità di concentrarsi esclusivamente sull’elemento musicale.

  1. Perché ripetiamo i brani più volte?

La ripetizione aiuta l’apprendimento. Più i bambini sono piccoli e più è utile ripetere il brano più volte, come rinforzo. In una lezione di musica poi, visi i molti stimoli che arrivano non solo dalla musica, ma anche dagli altri bambini e genitori, la ripetizione può favorire un ascolto più attento per il bambino che è inevitabilmente “impegnato” ad accogliere tutti gli stimoli presenti.

9.Perchè il movimento è libero e non strutturato?

I bambini vengono lasciati liberi di esplorare lo spazio, ognuno secondo il proprio sentire. Un’altra intuizione fondamentale di E.Gordon è che la musica sia anche nel corpo (“Il corpo conosce prima che la mente comprenda”), e questo concetto è fortemente espresso dal termine AUDIATION, che rimanda ad un concetto uditivo e motorio. Durante gli incontri, non si chiede ai bambini di battere le mani o eseguire determinati movimenti stereotipati, ma si lascia libera esplorazione anche della stanza

10. Perché nelle lezione per bambini da 0-36 mesi chiediamo ai genitori di muoversi in un certo modo?

Durante la lezione chiediamo ai genitori di imitare chi guida il gruppo utilizzando un movimento “a flusso continuo”: cioè un movimento privo di rigidità che aiuta il bambino a pensare il ritmo con ad un fiume dentro il quale scorre la musica e che lo porta gradualmente alla capacità di coordinare il movimento al respiro.

11. Perché il mio bambino sembra non interagire?

L’attenzione di un bambino non si deduce dalla quantità di risposte che offre. Ogni bambino dimostra la sua attenzione in modi diversi:  il movimento, lo sguardo, le risposte vocali… ognuno ha un suo modo per interagire.

Uno degli obiettivi del corso è quella di dare più stimoli musicali possibili ai bambini attraverso la voce, in modo da permettere loro di costruire un proprio vocabolario musicale: dare la possibilità di ascolto senza pretendere una risposta è una condizione per noi necessaria per costruire una relazione musicale che tiene conto dei bisogno e dei tempi di ciascun bambino.

12. Il bambino non sembra attento, non gli piace la musica?

Spesso sembra che i bambini, soprattutto se molto piccoli, non prestino attenzione alla musica perché mostrano uno sguardo fisso e incantato. In realtà questo è uno dei momenti in cui il bambino è più attento alla proposta, ma al contrario di quanto si possa pensare è talmente concentrato da non aver attenzione per nient’altro.
A volte invece i bambini si allontanano dal gruppo per trovare un proprio spazio, per esplorare la stanza, perché hanno notato un particolare degno di attenzione, ma questo non vuol dire che non stiano ascoltando, i bambini ascoltano attraverso il loro corpo e il movimento è spesso, inaspettatamente a casa ripropongono frammenti di musica ascoltata a lezione.

13. Il mio bambino corre, quindi non è  attento?

Il bambino, dopo aver imparato a camminare, vuole sperimentare e misurarsi ancor di più con lo  spazio attorno a lui e per questo, ad esempio, corre! Nelle nostre lezioni succede spesso che i bambini inizino a corre attorno al gruppo e questa attività non viene fermata, ma diventa parte della lezione.

A musica i bambini non devono stare fermi, sarebbe una richiesta per loro innaturale! I bambini si devono poter muovere liberamente, il nostro compito è assecondare in maniera efficace questa loro libertà. Non è corretto credere che quando un bambino corre non è attento: nella maggior parte dei casi la corsa è una risposta allo stimolo musicale, appena dato, oppure è un bisogno di quel preciso istante.