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28 Luglio 2020
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La cura delle emozioni

cura delle emozioni

Alla cura delle emozioni dedichiamo le prossime settimane, con proposte e spunti per le famiglie, così come abbiamo fatto nelle settimane precedenti sul tema ‘Stupore all’aperto’.

Dopo tanti mesi difficili, il poter finalmente uscire e incontrarsi, anche in alcuni dei nostri servizi, è stato un un importante cambiamento, ben rappresentato dall’estate finalmente esplosa: questo cambiamento ha liberato in tutti noi una moltitudine di emozioni… Vogliamo quindi, nelle prossime settimane, esplorare, condividere e so-stare insieme a voi nelle EMOZIONI, per metterle a fuoco, raccontarci, tornare a conoscerci.

Al tema della Cura delle emozioni abbiamo dedicato un convegno nel gennaio 2020

ATTIVITA’ PER BAMBINE E BAMBINI

Costruiamo un teatrino – Kamishibai

 Il Kamishibai è un originale strumento per la lettura: è un teatro d’immagini di origine giapponese, utilizzato dai cantastorie che giravano per i paesi.
È una sorta di cornice in legno, nella quale vengono inserite delle pagine: verso l’esterno, quindi verso gli spettatori, c’è un’immagine; sulla parte posteriore della pagina, verso “l’attore”, il testo che accompagna il disegno.
Si può utilizzare per fare delle letture animate, grazie alle quali i bambini possono ascoltare e vedere contemporaneamente; questo “teatrino” cattura l’attenzione e le emozioni dei più piccoli, poiché oltre ad ascoltare la storia hanno anche la possibilità di inventarla, fare da soli dei disegni e addirittura diventare narratori.
Vi proponiamo la realizzazione di un Kamishibai “fai da te”, con il quale potrete vivere, insieme ai vostri bambini, mille e una avventura.
OCCORRENTE:
• Una scatola di cartone (tipo una scatola da scarpe)
• Cartoncino, meglio se non troppo leggero
• Fogli di carta da disegno e immagini ritagliate (che rappresentino la storia da narrare)
• Forbici, pastelli, matite, pennarelli

Innanzitutto, realizzate delle tavole che rappresentino la storia che volete narrare. Potrete disegnare i personaggi e la scenografia, facendovi aiutare dai bambini. Oppure, ritagliate delle immagini da libri e giornali assemblandole assieme in modo da ottenere un racconto coerente. Appoggiate la vostra scatola con il lato lungo sul tavolo e il coperchio (che potrete togliere) verso di voi: i fogli dovranno avere almeno la stessa lunghezza del lato lungo della vostra scatola, mentre la loro altezza dovrà essere un pochino meno dell’altezza della scatola. A questo punto, tagliate il fondo della scatola, lasciando un paio di centimetri di cartone tutt’attorno alla “finestra”, che vi servirà per mostrare le tavole ai bambini. All’incirca a metà dei lati della scatola, realizzate dei tagli verticali, che utilizzerete per introdurre le tavole sulla scena. Anche in questo caso, lasciate circa un centimetro di cartone sotto il taglio: quando racconterete la storia, infilerete le tavole nei tagli e le sfilerete man mano che la narrazione procede! Con il cartoncino, realizzate una sorta di sipario sagomandolo in modo che, una volta incollato alla scatola, appaia proprio come una quinta chiusa o aperta. Quando sarete pronti per una storia animata, inserite le tavole in ordine di apparizione, chiamate a raccolta i piccoli ascoltatori, aggiungete una musica di sottofondo e date inizio alla magia.
BENEFICI
La lettura con il kamishibai offre molti vantaggi:
• È coinvolgente, stimola linguaggio, creatività e fantasia attraverso le immagini e il racconto
• Avvicina i bambini alla lettura e al teatro e favorisce la capacità espressiva.

IL MEMORY DELLE EMOZIONI

Seguiamo le istruzioni del tutorial per costruire insieme il gioco Memory a base di emozioni

IL RIFUGIO SEGRETO

“Il fiore si nasconde nell’erba, ma il vento sparge il suo profumo” – Rabindranath Tagore

la tanaFin da piccolissimi i bambini amano nascondersi… dietro una tenda o sotto il tavolo, protetti da una lunga tovaglia, in un misto di gioia, trepidazione e divertimento. Sotto a un vecchio lenzuolo, o nascosti tra i rami di un cespuglio, inventano un loro mondo, separato e riparato, in cui provare emozioni forti legate al senso di sicurezza, di protezione date dal nascondiglio, ma anche un’entusiasmante sensazione di indipendenza! Il gioco della tana, infatti, risponde a dei bisogni innati di libertà e di autonomia, dà ai bambini la possibilità di sperimentare la propria individualità.

Dunque, costruire un rifugio, per loro o insieme a loro, è un gioco semplice ma mai banale.

OCCORRENTE

  • Uno o più grandi teli
  • Un tavolo, un letto, delle sedie…
  • Dei grossi scatoloni
  • Mollette da bucato, spago da cucina

Scegliete lo spazio adatto (ad esempio, meglio se non è di passaggio, come un corridoio o un vialetto!), in casa o all’esterno, in cui volete realizzare il vostro nascondiglio. La cosa importante è la possibilità di delimitare uno spazio, quindi vi occorreranno dei “supporti strutturali” (tavoli, sedie, tronchi d’albero…) su cui montare le pareti, fatte di lenzuola, coperte o quello che preferite. Dei grossi scatoloni possono servire a creare delle piccole stanze oppure dei divisori nello spazio interno. Per fermare le coperte potete usare le mollette da bucato o dello spago da cucina.

Una volta creato lo spazio “nascosto”, potrete divertirvi ad arredarlo insieme ai vostri bambini nel modo che preferirete: un angolo con dei comodi cuscini per leggere, ad esempio, potrebbe essere molto gradito. Lasciate correre la fantasia!

BENEFICI

  • Costruire dei ripari alimenta la creatività e comporta l’utilizzo di importanti risorse cognitive: i bambini immaginano il loro spazio, la loro “casa”, poi lavorano per realizzare concretamente il loro progetto!
  • Costruire qualcosa aiuta i bambini a rafforzare l’autostima: la soddisfazione di vedere e toccare qualcosa che prima non esisteva ed ora è lì grazie al loro impegno è impagabile.
  • Dal punto di vista emotivo, i bambini costruiscono ripari per starci da soli o con gli amici, per vivere attimi di indipendenza e autonoma gestione del proprio spazio, lontano dallo sguardo adulto.

RIFLESSIONI

Gianni Rodari – L’ago di Garda

Che riflessioni questa filastrocca! L'”errore” di un bambino (e di un adulto) spesso può diventare la porta di accesso ai suoi pensieri, ai suoi mondi interiori e desideri. Poter abbassare la matita rossa e compiere un viaggio a mente aperta può diventare un modo per arricchire l’esperienza di tutti e valorizzare la singolarità di ognuno.Ovviamente, però, è necessario che l’insegnante possa tenere sempre un occhio delicatamente ancorato agli errori, saperli leggere, interrogare e renderli segnali di una difficoltà persistente, se necessario. E a quel punto accompagnare il bambino e la sua famiglia in un altro viaggio, quello della valutazione delle difficoltà di apprendimento, condotta da esperti che, coniugando le osservazioni di tutti gli attori in gioco e con l’utilizzo di strumenti specifici, possano aiutare i bambini a vivere serenamente la sfida allo studio.

Il Centro Astrolabio è disponibile ad accogliere tutti questi bambini per aiutarli in questa loro necessità, senza dimenticare la loro individualità e valorizzando tutte le loro inclinazioni e la loro creatività – Veronica Galassi psicologa – psicoterapeura

Affettività ai tempi del Covid

Nella nostra società i bambini e i preadolescenti si trovano in una dimensione di contatto con le informazioni riguardanti gli affetti e la sessualità molto differente rispetto a quella di un tempo. Ragazzi e ragazze vengono subito investiti da una grande vastità di informazioni e stimoli (tv, video, internet, social network, …) che porta ad un apparente ampliamento delle conoscenze, ma allo stesso tempo li getta in stati disagio e confusione: queste informazioni infatti, non filtrate dalle parole degli adulti, possono portare a confronti legati a modelli stereotipati, dove la sfera affettiva ed emotiva è appiattita o negata. Inoltre, gli atteggiamenti degli adulti verso la sessualità dei minori sono tuttora spesso caratterizzati da una profonda ambivalenza: non è raro trovarsi di fronte a risposte di colpevolizzazione, repressione, scherno o delega del problema ai canali sopra citati. In famiglia, nella scuola, nelle istituzioni minorili, le ragazze e i ragazzi sono spesso lasciati soli con le loro difficoltà, interrogativi, desideri, curiosità e paure concernenti gli affetti e la sessualità.

In questo momento storico, a causa della diffusione del coronavirus SARS CoV-2 e delle conseguenti misure di contenimento adottate si è assistito, in un periodo di tempo relativamente breve, ad uno stravolgimento sostanziale nelle abitudini degli individui e delle famiglie; la perdita di punti di riferimento spazio-temporali, le conseguenze psicologiche e relazionali dell’isolamento prolungato: tutti questi fattori hanno generato e stanno generando conseguenze sul benessere psicofisico e relazionale delle persone.  Questo significa che i ragazzi, nell’impossibilità ad accedere alle scuole e nell’interruzione di percorsi di sostegno individuale, si sono trovati in una realtà che ha limitato l’incontro con le persone reali, e dunque hanno intensificato la ricerca di risposte alle proprie domande proprio nella dimensione virtuale.

Riteniamo importante poter offrire dei momenti di rielaborazione collettiva dei vissuti, mantenendo un focus sulla parte emotiva/affettiva ed interrogando la comunicazione digitale come canale efficace, ma non sufficiente, per le sfide che l’adolescenza porta con sé. La cooperativa Koinè progetta percorsi di formazione per ragazzi ed insegnanti per essere sempre pronti sulle sfide che che ogni momento di vita porta con sé – Veronica Galassi, psicologa psicoterapeuta e Vera Pasquino, psicologa psicoterapeuta di Astrolabio

Koin –E per un mondo migliore

Come salvare il pianeta dalla sua distruzione? Quando tutto sembra perduto e le persone hanno perso gran parte della loro umanità, toccherà ad uno “spazzino” robot ricordare ciò che l’umanità ha perso e insegnare di nuovo agli uomini cosa vuol dire vivere e amare.

Due saranno le sue armi: l’amore e la curiosità verso la cosa più preziosa di tutte.. una pianta.

Prendersi cura dell’innocua piantina potrà salvare il pianeta e riportarlo dal suo amore?

L’amore, come volontà di essere felici e far felice l’altro, passa necessariamente dal prendersi cura delle piccole cose, dal sacrificarsi per proteggerle.

Interessante come nel film di animazione Wall E, come per Koinè coop sociale, la cura della natura, dell’ambiente e degli animali sia legata alla cura delle relazioni, alle emozioni ed al dialogo, in ogni sua possibile forma.

Saremo pronti ad accettare la sfida e ripartire dai gesti più semplici, dalle cure più elementari per nutrire un mondo migliore? – Veronica Galassi, psicologa e psicoterapeuta del centro astrolabio

Tra paura, trasgressione e ripresa: cosa significa libertà?

Se dovessimo tornare con la mente a quella domenica sera, esattamente il giorno 23 febbraio 2020, una serie di emozioni contraddittorie si impadronirebbero di noi. Non possiamo negare, a un primo impatto, che il semplice fatto di non andare a scuola, o al lavoro, abbia reso tutti un pò leggeri. Poi, i giorni passavano, le notizie diventavano sempre più tragiche, l’incertezza era totale. Un dramma, mai conosciuto fino a quel momento, si concretizzava, giorno per giorno, nelle nostre case e in ogni spazio della nostra vita. Tutto diventava maledettamente complesso, non c’erano i professori e le professoresse a scuola, o il capo in ufficio, a dire cosa bisognava o non bisognava fare, era il Covid a dirci qualcosa di molto più brutto delle solite regole da rispettare e tutti eravamo impreparati. Esiste un mondo di esperti e formatori: sull’affettività, sulla scelta delle scuole superiori, lo sportello psicologico, l’educatore alle buone prassi, tutti fanno orientamento. Strano, tutti parlano di futuro e quello stesso futuro di cui tutti parlano, all’improvviso, è diventato immediato, e sia ben chiaro un’immediatezza paurosa, drammatica, fatta di tristezze e non di gioie. Bisogna pensare al domani, costruire step by step, avere un progetto, questo dicono gli esperti delle più svariate materie esistenti, da quelle relative alle vicende umane a quelle legate al mondo scientifico o tecnologico.

Gli esperti di medicina dicevano tutto e il contrario di tutto: qualcuno sembrava attento alla comunicazione, ai messaggi medici e sociali da far giungere agli spettatori, altri sembravano sottovalutare il problema, altri ancora sembravano negarne l’esistenza, per non parlare dei politici, di quegli uomini, che su scala mondiale dovrebbero fare gli interessi della gente comune. Se dovessimo mettere nero su bianco le oscenità uscite dalla bocca di certe persone tutto avrebbe le parvenze di una surreale barzelletta.

Le cifre quotidiane, i nuovi malati, le terapie intensive, le cure inadeguate, almeno in un primo tempo, quei maledetti camion militari pieni di persone morte alle quali i famigliari non potevano dare l’ultimo saluto. Una vita insieme: prima genitori, poi nonni, magari sopravvissuti a una guerra mondiale e alla fine nemmeno un funerale. Non si poteva, il lock down, il distanziamento sociale, l’annullamento di qualsiasi attività umana, ludica, lavorativa, culturale, sportiva …

E il futuro dov’è finito all’improvviso? L’impotenza, la paura, l’incertezza, la tristezza, una ripresa lontana tutta da costruire.

Ancora costruire, progettare, pensare al domani. Esatto al domani, non più ad un futuro lontano. Questo la abbiamo condiviso, grandi e piccini giovani e meno giovani: il futuro è domani e bisogna pensarlo insieme uniti come mai lo avevamo fatto negli ultimi anni. Questo virus non è solo dei poveri, è dei manager, dei dottori, dei professori, degli educatori, degli operai, degli infermieri, dei buoni e dei cattivi, di quelli al 41 bis.

Questo periodo cambia le carte in tavola, per i boss è diventato un soggiorno di libertà, per gli onesti un momento di incertezza, per gli eroi, preparati, colti e competenti, è diventato vita di trincea, combattimento, a volte morte.

Dovremmo spiegarlo ai nostri adolescenti, dovremmo dirlo quanto è contraddittorio questo mondo, dovremmo ammettere le nostre debolezze e la nostra impossibilità di prevedere e fronteggiare tutto.

Condividere significa ammettere l’impotenza della nostra megalomania postmoderna, intesa come forza domatrice di ogni evento, a favore di un concetto di esperienza in divenire in un mondo che continua a cambiare e non sempre in meglio.

Ecco perché prima ho abusato delle parole “spettatori” e “surreale barzelletta”. Le contraddizioni dovrebbero far parte di un percorso umano, come gli errori, come le incertezze, le fragilità o gli orrori. Tutto questo però non deve far parte di un mondo bugiardo, di un luogo di incontro anonimo nel quale chi alza la voce ottiene più consenso, senza però assumersene le responsabilità.

Non è politica questa, o forse lo è, se per politica si intende: “sortirne insieme” come diceva il famoso prete confinato a Barbiana. Forse essere educatori, significa ammettere le limitate capacità, dire ai ragazzi che si incontrano nei parchi, con atteggiamento di aperta provocazione, che anche noi adulti, formatori, esperti, genitori, amici più grandi, professori, dottori, infermieri, abbiamo vissuto i nostri momenti di smarrimento. Non abbiamo soluzioni immediate, non abbiamo bugie illusorie da raccontare, ma continuiamo a raggiungerli, nei luoghi della loro libera aggregazione dopo la forzata reclusione. Abbiamo avuto paura, tristezza, vissuto un forte senso di inadeguatezza, però la trasgressione fine a se stessa non è una via di fuga, nemmeno bere o fumare senza limiti. Forse, ammettere le proprie fatiche è un modo per comunicare autenticamente, per condividere, per offrire un modello alternativo rispetto a coloro i quali hanno urlato “la cazzata più grossa”.

flavio e i ragazziNoi ci siamo, noi, adulti senza la bacchetta magica, siamo disposti a faticare, consci del fatto che ogni singolo sforzo potrebbe non bastare, ma non barattiamo il concetto di libertà con quello di onnipotenza perché se qualcosa questa esperienza ci ha insegnato, questo qualcosa, sta nella pazienza, nel dover “pensare e fare insieme” con l’obiettivo, non la certezza, di superare le avversità.

Abbracciarsi significa, se non fosse esistito il Coronavirus, gioire insieme, fare la pace, condividere una bella esperienza e tanto altro. Oggi può significare mettere in pericolo la propria vita e quella altrui.

Che libertà è questa? È la libertà di poter scegliere, di poter pensare agli altri condividendo un abbraccio diverso, di poter comunicare in modo meno empatico nella forma ma altrettanto efficace e profondo nella sostanza. Transitare insieme in questo periodo non significa diventare onnipotenti bruciando alberi, uccidendo animali indifesi, bevendo come ossessionati, abbracciandosi e profondendo effusioni come se fossimo tutti innamorati. Non è questa la libertà illusoria che ci fa dimenticare della sofferenza, della tristezza, della fatica, del senso di condivisione. Libertà non è dimenticarci dei propri nonni o nonne, non è sfidare continuamente, non è continuare a far finta di offendere, senza responsabilità, un nemico invisibile alla vista ma malefico per la vita. Libertà, forse, è anche riprendere a incontrarci nei parchi, assumendoci la libertà di scegliere che stare vicino, insieme, oggi, impone fatica e pazienza.

Alcune cose dobbiamo rimandarle per poterle ancora fare, se non le rimandiamo, in questo periodo, potremmo non poterle fare domani. In questo oggi, fatto di velocità, di vittorie eclatanti, di immagini appariscenti ma periture, dobbiamo imparare a non apparire a tutti costi, dobbiamo pensare a quello che diciamo e che facciamo, anche nel mondo virtuale, esattamente in questo spazio impercettibile ma reale quello che diciamo lo sentono in tanti, anche coloro che non filtrano le informazioni. Con una paura che aiuta, con una pazienza intrisa di senso e non solo di frustrazione, con un modo nuovo di stare insieme forse possiamo camminare lentamente come fa una tartaruga protetta da un forte guscio. – Flavio Barattieri, coordinatore area Minori,  Koinè