Il Centro di Protagonismo Giovanile tra la pandemia e oltre

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Il Centro di Protagonismo Giovanile tra la pandemia e oltre

cornaredo per la pace

Il Centro di Protagonismo Giovanile di Cornaredo nel 2020-2021 ha organizzato moltissime attività, tra la pandemia e oltre.

Il 2020-2021 è stato un biennio difficile per tutta la comunità cornaredese, come del resto per l’intera popolazione italiana. Oltre alle problematiche di natura sanitaria, l’altro elemento che ha caratterizzato le nostre giornate è stata la riduzione della socialità. Come sappiamo, a soffrire particolarmente in questo nuovo contesto sono stati i più giovani, costretti giocoforza alla didattica a distanze e impossibilitati agli scambi tra loro “dal vivo”. L’Amministrazione ha cercato di porre un rimedio a questo tipo di nuova realtà attraverso le attività proposte dal Centro di Protagonismo Giovanile, che vengono illustrate nella apposita relazione. Un sincero grazie all’equipe di Koinè, ma anche a tutte le ragazze e a tutti i ragazzi che hanno deciso di far vivere il Centro, vero luogo di una rinnovata socialità. – Dal sito del Comune di Cornaredo

Dalla premessa della Relazione:

L’anno più drammatico, l’anno che si è fermato, l’anno che ha fermato. Si sono fermate tante vite, ci siamo assuefatti alle notizie meno belle, abbiamo fatto diventare fisiologico un certo tipo di atteggiamento, quello della passività, dell’inerzia, della fuga dalla realtà per sfuggire al dramma continuo della pandemia. Tutto questo in parte è successo ma noi abbiamo cercato di costruire, in questo momento drammatico, un percorso di continuità relazionale, di riflessione, di responsabilità, di cittadinanza attiva. Non ci siamo fermati anche quando eravamo chiusi in casa,
abbiamo pensato, abbiamo fatto, abbiamo realizzato progetti, non tutti quelli che avremmo creduto di portare a conclusione, era praticamente impossibile. Con orgoglio possiamo affermare di non essere stati passivi, nelle riflessioni e nelle azioni.
Cronologicamente, quando ancora il coronavirus sembrava confinato in Cina, l’anno era iniziato nel migliore dei modi: il 13 febbraio abbiamo realizzato la seconda serata: Resilienza non cadere nell’indifferenza, Milano Palermo andata e ritorno. I compiti, le attività quotidiane, le relazioni con le scuole, le elezioni del nuovo Consiglio Comunale
delle Ragazze e dei Ragazzi potevano rappresentare quella “buona partenza” con la quale dare inizio al percorso, al progetto pensato in sede di programmazione. Poi si giunge al 24 febbraio, la nostra regione diventa il primo focolaio italiano, le misure per contrastare la diffusione del contagio sono restringenti, dobbiamo fare i conti con
questa nuova realtà e adeguarci. In fondo il rispetto delle regole è una parte dell’intervento educativo e ora proprio agli adulti pieni di buone intenzioni, agli educatori pronti a dare sempre un consiglio, ai professori pronti a veicolare cultura,
spetta il compito di avere un atteggiamento critico ma rispettoso. Tutto cambia nel giro di un tempo ristrettissimo, bisogna ricorrere all’etimologia delle parole per ritrovarne il senso autentico, la realtà drammatica ci impone di riscoprire il significato del termine proteggere composto da pro=davanti e tegere=coprire. Celare a coloro i
quali potrebbero essere attaccati la cattiveria di una forza impietosa. Ecco, quindi, che proteggere qualcuno non significa per forza stare con lui, questo bisogna impararlo.
Per una società come la nostra, che corre troppo veloce, che si è dimenticata in fretta delle due guerre mondiali, che non accetta il fatto che, in alcuni casi, la protezione è semplicemente e obbligatoriamente un rifugio, è molto difficile accettare l’idea di stare in casa per proteggersi e proteggere.

Abbiamo adattato tutte le nostre azioni a questo nuovo scenario, ci siamo impegnati ad affrontare il significato empirico delle emozioni prevalenti in una situazione di questo genere: che cos’è la paura, perché gli adulti sono vulnerabili, come fanno a tutelare sé stessi e noi figli. Nello stesso tempo abbiamo cercato di far passare il concetto dell’importanza della vita per tutti gli esseri umani. Ad un certo punto del lock down sembrava farsi largo un’idea molto legata alla mercificazione della vita. Gli anziani, i più deboli, i più poveri sembravano le categorie individuate come vittime predestinate della pandemia. Ecco questa ottica ci ha spinto a ad aumentare le occasioni di incontro informale, da remoto, ci ha portati ad individuare momenti personali di relazione, soprattutto con i soggetti maggiormente sottoposti allo stress della solitudine, nello stesso tempo, ci ha spinto a cercare un significato concreto e simbolico al termine prendersi cura degli altri.

Prendersi cura degli altri limitando i propri spazi di azione e interazione, sensibilizzare i ragazzi al fatto che gli anziani dei nostri giorni sono coloro che le guerre le hanno combattute per la libertà delle future generazioni, coloro che hanno dato la vita per la pace degli altri, sono stati elementi educativi sempre presenti nelle nostre intenzioni-azioni educative.

Non sempre ci siamo riusciti, il protrarsi delle misure restrittive ha giocato un ruolo di amplificazione delle frustrazioni e della solitudine in quei ragazzi che si trovano ad affrontare il loro percorso verso l’età adulta in situazioni molto complesse. Alcuni giovani non sono stati in grado di gestire la loro dimensione trasgressiva, di fisiologica
evasione da un contesto famigliare complesso, di predisposizione a prediligere l’agito rispetto alla gestione della complessità.
Questi ragazzi sono diventati, simultaneamente, trasgressori e vittime.
Hanno spesso trovato, fuori dalle mura domestiche, una realtà aggregativa deviante ad accoglierli.
Gli adulti che frequentavano i parchi e gli spazi della libera aggregazione, nel momento del lock down, non rappresentavano modelli di riflessione, di sostegno e di accompagnamento. Gli spazi meno centrali, le cave in prossimità delle campagne, i parchi nelle ore notturne sono diventati il luogo dove consumare uno spazio fisico ed
umano di trasgressione portata all’eccesso.
Nei mesi successivi alla clausura totale abbiamo cercato di diventare un modello stanziale e itinerante, contemporaneamente, a favore dei ragazzi del territorio. Le presenze nel servizio sono sempre state contingentate, mai più di 12 contemporaneamente presenti nel Centro, fatta eccezione per il 19 luglio, giornata della legalità, quando nel pieno rispetto delle norme sul distanziamento abbiamo organizzato una riflessione con il fratello di un educatore vittima di mafia.
Per semplificazione comunicativa possiamo qui elencare alcune delle azioni che ci hanno permesso di lasciare dei segni di educazione civica e autentico rapporto educativo nel corso di questo anno difficile ma non impossibile:
• Lo Spazio Aperto.
• Lo Spazio Compiti gesto quotidiano tradizionale e innovativo.
• Elezioni del nuovo CCRR.
• La Giornata della Memoria.
• La Consulta Giovani.
• La sospensione attiva, con le scuole pensiero e concretezza.
• Incontri da remoto e presenza sul web lontani ma vicini.
• Articoli e riflessioni a tema.
• Ci prepariamo all’esame.
• Giornata della legalità, il muro dell’educazione civica e videoconferenza con Stefano Mormile.
• Riprendiamo nei limiti, Compiti e Spazio aperto.
• Con le scuole non a scuola.
• Partecipazione dei ragazzi al convegno ART La Lombardia è dei Giovani.
• Festa ma non troppo: Natale Arriva un altro Anno insieme.
• Educativa territoriale: un modo per esserci.
• Prospettive e buoni propositi.

Oltre a queste azioni, le ragazze e i ragazzi del CPG hanno organizzato diversi momenti pubblici che meritano di essere citati: il 13 febbraio 2020, la serata della legalità dedicata al viaggio compiuto a Palermo il 19 luglio 2019 in occasione delle commemorazioni della strage di via D’Amelio; la ricorrenza trentennale dell’uccisione di Umberto Mormile, educatore ucciso a Carpiano l’11 aprile 1990 dalla criminalità organizzata; il video realizzato per il 20 novembre 2020 in occasione della Giornata internazionale dell’infanzia.