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Memoria e Conflitto: la RIPARTENZA a Cornaredo

memoria e conflitto a Cornaredo

A Cornaredo è partito ‘Memoria e Conflitto: la RIPARTENZA’, un progetto multidisciplinare di teatro, canto, musica, danza, arti marziali, vincitore del bando Covid di Fondazione Comunitaria Nord Milano, presentato dall’associazione culturale ANTARES e sostenuto dal Comune di Cornaredo e Koinè. I fruitori saranno i soci dell’Associazione Melograno’ di Cornaredo e i giovani del ‘Centro Giovani’ .

Flavio Barattieri, coordinatore per Koinè del Centro di Aggregazione Giovanile di Cornaredo ci racconta come è nato il progetto:

Abbiamo collaborato a questo progetto di rete sul territorio condividendo gli obiettivi e soprattutto cercando di creare un ponte generazionale atto a sottolineare i diversi modi con cui ci si può prendere cura degli altri, in senso lato. Memoria perché gli anziani, che oggi sono la categoria più esposta alle conseguenze del virus, sono, a volte, i pazienti delle RSA e hanno, a suo tempo, combattuto un nemico con una mimetica militare differente se confrontata alla propria. L’avversario era ben visibile, facilmente distinguibile, il campo di battaglia era definito e persino il combattimento in guerra entrava a far parte del gioco delle parti. Poi la guerra finisce e gli eroi della libertà meritano, o dovrebbero meritare rispetto e memoria, non indifferenza. Loro, i nostri nonni e le nostre nonne, la guerra l’hanno combattuta e ci hanno consegnato un mondo in difficoltà nel quale però si poteva ancora costruire un futuro.

Oggi la guerra è differente, la mimetica la compriamo, la scegliamo, calza perfettamente al nostro fisico, tiene caldo in inverno, è leggera in estate, è di marca, spesso ne entriamo in possesso senza fare fatica, ci uniformiamo a una collettività che certi conflitti crede di averli superati, che mette al primo posto l’immagine. Le icone superano la realtà, noi siamo figli delle icone del consumismo.

Per combattere il nostro nemico dovremmo limitarci a rispettare delle regole, non dobbiamo certo uscire dalla trincea e sparare all’impazzata per colpire un nemico che potrebbe anche rispondere al fuoco. Il nostro nemico non si vede, è subdolo, nella gran parte dei casi non è nemmeno letale, molti lo vincono senza nemmeno accorgersi di averlo combattuto. Ma cosa facciamo, disertiamo la battaglia e la passiamo in consegna ai più deboli. Non è questa la memoria, l’eredità, non è questo il modo di combattere un nemico, se i nostri nonni avessero fatto così oggi non conosceremmo la democrazia, con tutte le sue contraddizioni e i suoi difetti ma pur sempre una democrazia. Rielaborare un conflitto significa avere la libertà di decidere, di scegliere con profondità, di sperimentare solidarietà, e ripartire.

La nostra ripartenza sarà quella di raccontarci come abbiamo fatto a vincere due guerre.