La cura – una peculiarità di Koinè

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La cura – una peculiarità di Koinè

autunno

La cura è il nuovo tema scelto per la ripartenza di questo nuovo anno educativo, dopo aver raccontato cosa è per noi la lentezza e  dopo la cura delle Emozioni e  lo  Stupore all’aperto.

PRIMA INFANZIA

La cura come accoglienza di bambini e adulti, insieme

INGRESSO NIDO

Da qualche giorno abbiamo riaperto i nidi! Abbiamo accolto le famiglie, vecchie e nuove, cercando di avere cura, innanzitutto, delle relazioni.  Abbiamo messo grande attenzione e cura nell’allestimento degli spazi, che devono garantire un adeguato distanziamento e, contemporaneamente, supportare lo scambio e l’incontro in sicurezza: dalla zona dedicata al triage in ingresso, alla disposizione degli armadietti dei bambini, all’allestimento degli angoli di gioco, ci siamo fatte guidare da questo pensiero di tutela di tutti, bambini e adulti. la nanna

I bambini, con molta naturalezza, in pochissimo tempo hanno preso le abitudini e i ritmi della giornata, hanno incontrato o ritrovato gli altri bambini e le educatrici (che, pur indossando sempre la mascherina, sono riuscite a costruire o recuperare il rapporto con i piccoli, iniziando ad imparare ad esprimere il loro pensiero e le loro emozioni utilizzando la mimica di tutto il corpo). Le mamme e i papà sono stati di grandissimo supporto sia per i loro bambini sia per il personale, accompagnando i loro figli nell’esplorazione di questo “nuovo” modo di stare insieme.
Dopo questi primi giorni, insomma, possiamo proprio dire che abbiamo aperto i nidi pensando a come accogliere e prenderci cura di adulti e bambini e ci siamo ritrovate ad essere, a nostra volta, accolte e supportate, con delicatezza e attenzione.

L’ambientamento, un momento prezioso

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RIFLESSIONI

Percorsi di cura per il rientro

autunno

Siamo come alberi che si trovano ad affrontare la prova dell’autunno. Cosa tenere? cosa lasciare andare? In equilibrio con il dentro ed il fuori, nella scelta di ridefinirsi e crescere, lasciando cadere ciò che è servito, ma non serve più. Cos’è la nostra linfa? Cosa scorre nel nostro tronco e nelle nostre foglie?

Reportage di un percorso di accompagnamento al rientro, offerto dalla cooperativa sociale Koinè ai propri soci, per permettere ai lavoratori di tornare al lavoro dopo il lungo periodo di chiusura.
Quando abbiamo pensato a questo percorso avevamo chiara l’utilità di questa offerta: offrire uno spazio di parola ed elaborazione che permettesse ai lavoratori di prendersi cura di se’ stessi, e quindi metterli nella condizione di prendersi cura dell’altro. Ora, giunti alla terza data di questo percorso, ci lasciamo toccare dalle riflessioni che sono emerse e   che ci guidano nella lettura di questo particolare ed inedito momento.
Paura? timore? fatica? isolamento? sì, abbiamo parlato anche di questo. Ma non solo!
La crisi che ha colpito il mondo lavorativo, in special modo educativo, ha scosso le sicurezze che avevamo costruito negli anni e ci ha costretti a ripartire, a rifondare il lavoro di ognuno, a ripensarlo per rispondere da un lato alla richiesta di tutela della salute, dall’altro dalla voglia di difendere l’importanza della socializzazione, della crescita e della condivisione che contraddistinguono il nostro lavoro.

“Siamo divisi tra chi ha cominciato ed ha sperimentato la possibilità di lavorare puntando alla creatività e chi ha ancora paura..”. Si perché la crisi che ha bloccato tutto e tutti ora lascia spazio ad una sorpresa: la sorpresa del nostro desiderio di lavorare, di stare in relazione e lavorare con la relazione, la sorpresa della bellezza ed efficacia del fuori (quale importanza dare, dunque, all’ambiente, all’educazione al rispetto del verde e degli animali?) e la sorpresa dell’occasione che ci si apre davanti, di appoggiare le lenti con cui leggevamo il mondo, per guardare ciò che davvero è urgente per i bambini ed i ragazzi.
“ci riconosceranno con le mascherine?” ci chiedevamo mesi fa. Sì, lo fanno e sono in grado di andare oltre la momentanea copertura di ciò che per noi era strumento principale di lavoro: il viso. “sorridiamo con gli occhi, impariamo ad utilizzare la postura ed il tono della voce”, quindi siamo invitati a lavorare di più, a studiare ed osservare ogni nostro movimento. Stiamo imparando realmente ad utilizzare il viso, proprio perché in questo momento ci è vietato mostrarlo. Molte parole prendono posto in questa riflessione comune: responsabilità, consapevolezza, ascolto e interpretazione, cura, fantasia.

Quindi, più che modificare le condizioni di lavoro, si apre la scena a che lavoro vogliamo portare avanti, che professionisti vogliamo essere; cosa vorremmo portare stabilmente nella nostra “valigia degli attrezzi” e di cosa vogliamo liberarci, su cosa possiamo cedere e su cosa, invece, vogliamo batterci per rendere l’occasione educativa e formativa piena. Non esistono più le barriere tra settori, ma esistono professionisti che, partendo dalle proprie fragilità, possono scambiarsi idee ed esperienze e ripartire dalla cura per rifondare la loro esperienza. “Si può sempre scegliere: tutto è un’unica cosa. Lo stesso sguardo che dedico alla pianta è quello che dedico al bambino, tutto questo ha un valore. Forse è questo il nostro ruolo: fermare lo sballamento e trasmettere il valore di ogni cosa per non perdere l’umanità” Veronica Galassi, psicoterapeuta e coordinatrice Astrolabio, il benessere a misura di persona